Le vicende

Il castello Nelson di Bronte

già abbazia benedettina del XII sec.

LA STORIA

Nell’anno 1040 il protospatario bizantino Giorgio Maniace viene inviato in Sicilia dall’imperatore di Costantinopoli, Michele IV, per liberarla dalla dominazione araba. Alla testa di un esercito cristiano, affronta e vince un esercito saraceno in una cruenta e sanguinosa battaglia nell’ampio pianoro nei pressi dell’antica città denominata in arabo Ghîran ád daquîq, ossia Grotte della farina, che da quel momento si chiamerà Maniag (storpiatura araba) e poi Maniace.

In ricordo della battaglia, il generale lascia, in custodia ai monaci del metochion basiliano, sito ad oriente di Ghîran ád daquîq, una icona della Vergine che allatta il bambino, attribuita all’evangelista Luca.
Intorno al 1100, per dare più degna custodia all’icona bizantina, i monaci del monastero di san Filippo di Fragalà, costruiscono una chiesa dedicandola a santa Maria del valorosissimo Maniace che ben presto diviene meta di devozione popolare e di pellegrinaggi.

La chiesa diviene anche luogo di incontro e passaggio di diversi personaggi, fra i quali san Nicolò Politi da Adrano e san Lorenzo da Frazzanò; Ruggero e Roberto d’Altavilla, e nel 1089 di papa Urbano II di passaggio per Troina.

Nel 1173 la regina Margherita, moglie di Guglielmo 1°, detto il Malo, impressionata dalla santità del luogo e dalla venerazione per il quadro della vergine, sulle vecchie e modeste fabbriche basiliane fa elevare una più splendida chiesa e un nuovo monastero secondo la regola benedettina, assoggettandola all’abbazia di Santa Maria la Nuova di Monreale costruita in quegli anni.

Viene, altresì, costruita una torre con postazione militare, unitamente ad altri castelli e torri del territorio, per vigilare sull’attigua via per le montagne che da Troina, per Randazzo, conduce a Messina.
Il monastero viene esentato dalla giurisdizione del vescovo di Messina e ottiene una sua propria giurisdizione su molte chiese del Valdemone avendo oltre 30 titoli tra chiese, grange, ospedali, fondaci etc. Diviene una delle più note comunità monastiche della Sicilia per la vastità dei feudi in suo possesso e per alcuni suoi illustri e santi abati, fra i quali il primo è Guglielmo di Blois, che riceve per sé e i suoi successori il privilegio di vestire le insegna vescovili: mitria pastorale, baculo e sandali e il diritto di sedere fra i Pari in Parlamento, al quindicesimo posto nel braccio ecclesiastico.

L’Abbazia diventa un centro di potere e luogo di importanti avvenimenti, fra i quali la congiura anti aragonese del 1285 e favorendo negli anni un comportamento dei monaci non conformi alla regola benedettina che provoca, nel 1396, la privazione della sua autonomia e la nomina di commendatari esterni.
Il più famoso di questi è il Cardinale Roderigo Borgia, futuro Papa Alessandro Sesto che, nel 1491 cede le Abbazie di Maniace e di Fragalà al Papa Innocenzo VIII che le assegna all’ “Ospedale grande e nuovo dei poveri” di Palermo.
Seguono quasi tre secoli di decadenza dell’Abbazia, per l’ingordigia e la noncuranza dei Pii Rettori dell’Ospedale, durante i quali, venuti meno i benedettini, si susseguono altre dieci presenze, tra ordini monastici e preti secolari.

Ma il danno finale le fabbriche dell’Abbazia lo subiscono col terremoto del 1693 che le distruggono quasi completamente e col crollo della torre sul corpo absidale della chiesa. Segue l’abbandono dei pochi monaci rimasti che si stabiliscono a Bronte ove verrà costruito un nuovo monastero attiguo alla chiesa di S. Blandano.
Per molti anni le rovine del monastero, rimangono abbandonate salvo qualche effimera riparazione a metà del 1700.

Nel 1799 il re Ferdinando di Borbone, in riconoscimento dell’aiuto prestatogli nel reprimere la repubblica partenopea e a riprendersi il Regno di Napoli, concede a Orazio Nelson, Ammiraglio della flotta britannica, quel che resta dell’ex Abbazia con il suo vasto territorio, integrato da altri feudi e della Città di Bronte, investendolo del titolo di Duca di Bronte. Concede, altresì, il mero e misto imperio, cioè il giudizio civile e penale sugli abitanti di Bronte, il diritto di sedere nel braccio militare del parlamento e la facoltà, in mancanza di eredi legittimi, di nominare chiunque volesse.

E’ la svolta radicale dell’ex struttura abbaziale, divenendo da quell’anno sede della Ducea Nelson, che però Orazio Nelson non viene mai a vedere e muore nella battaglia di Trafalgar nel 1805.
Con la ducea, gestita dagli amministratori, vengono limitati alcuni diritti del Comune di Bronte, che avvia una decennale lite con i successivi duchi, con moti e proteste popolari, in particolare quelle del 1848 e del 1860.
Morto Nelson, la ducea viene ereditata dai successivi sei duchi: il fratello William Nelson, dal 1805 al 1835, che neanche lui viene mai nella Ducea. La figlia di quest’ultimo, Charlotte Mary, dal 1835 al 1873, che sposa Samuel Hood, Visconte di Bridport, la quale è la prima che viene per pochi giorni a Maniace.

In quegli anni il territorio della Ducea subisce significative riduzioni, a seguito di pronunce giudiziarie, ma soprattutto a seguito dei noti e cruenti fatti del 1860,con la transizione con il Comune di Bronte del 1861, con la quale il paese riacquista parte del suo territorio.
Le succede il figlio, Alessandro Nelson Hood, Visconte Bridport, dal 1873 al 1904. Il primo della famiglia ad occuparsi direttamente della gestione del feudo, con l’impianto di vigneti, la realizzazione di diverse strade e una profonda trasformazione edilizia delle fabbriche dell’ex abbazia, peraltro già iniziate in precedenza, per darle la veste di una moderna residenza inglese, così come si può vedere oggi. In quest’opera di trasformazione, il 4° duca si avvale della presenza nella Ducea del figlio Alexander che trascorre gran parte della sua vita a Maniace e nella Villa Falconara a Taormina fatta costruire poi nel 1911, il quale cura personalmente gli interventi e le innovazioni e che gli succede, quale quinto duca Alexander Nelson Hood, dal 1904 al 1937. Con lui la Ducea raggiunge il suo massimo splendore. Gentiluomo e uomo di cultura, autore di alcune opere letterarie e autobiografiche, ospita nel castello poeti, letterati e personalità varie, fra i quali c’è da ricordare lo scrittore e poeta scozzese William Sharp che muore nel castello nel 1905 ed è sepolto nel piccolo cimitero inglese di Maniace.

Tenta, con un iniziale successo, la produzione di vini tipici che esporta in Inghilterra ed all’uopo si interessa per la costruzione della stazione F.C.E. di Maletto ove si accede con una strada realizzata a sue spese.
Alla sua morte nel 1937, non avendo eredi diretti, la ducea passa, per testamento, ad un suo pronipote, Rowland Arthur Herbert Nelson-Hood, visconte Bridport, sesto duca, dal 1937 al 1969.

In quegli anni la ducea attraversa avvenimenti e momenti travagliati che porteranno alla sua fine. Durante la seconda guerra mondiale il feudo viene sequestrato dal governo fascista e il duca è costretto ad andare via e nella sua gestione, negli anni 1941 – 43, subentra l’Ente di colonizzazione, che realizza, tra l’altro diverse case coloniche e il borgo Caracciolo, di fronte al castello e poi, nel 1944-45 il governo militare alleato.
Il duca rientra nel 1946, abolendo le opere effettuate dall’Ente e facendo demolire nel 1964 il borgo Caracciolo che ricordava la figura del patriota napoletano giustiziato da Nelson nel 1799, motivo anche della concessione della ducea.

Malgrado qualche tentativo di miglioramento nella gestione del feudo in favore dei contadini, permangono situazioni non adeguate ai tempi, tanto che lo scrittore Carlo Levi, venuto sui luoghi nel 1950, nel suo libro “Le parole sono pietre”, definisce la ducea di Bronte “.. esempio del più assurdo anacronismo storico…”

Così negli anni dal 1949 al 1956 il movimento dei contadini guidati dai sindacati e dai partiti sostengono una dura lotta con l’occupazione delle terre del feudo che portano alla riforma agraria e che, malgrado i numerosi contenziosi e resistenze da parte ducale segna la fine della ducea.

Segue, negli anni ’60, la divisione del latifondo in centinaia di piccoli lotti assegnati e/o venduti ai piccoli affittuari e ai contadini.
Il duca muore nel 1969 a Maniace e viene sepolto nel piccolo cimitero della ducea.
Gli succede il figlio Alexander Nelson-Hood, settimo e ultimo Duca di Bronte, 4° Visconte Bridport dal 1969. Dopo le precedenti decurtazioni, alla ducea rimangono solo i prestigiosi fabbricati e poche centinaia di ettari di fertili terreni, coltivati a frutteto gestiti dall’ultimo amministratore Frank E. King.

L’ultimo duca, non avendo alcun prevalente interesse per questa proprietà, anche perché rivolto ad altre attenzioni, decide di vendere a privati parte dei terreni rimasti e nel settembre 1981 il Comune di Bronte acquista il complesso dell’antica abbazia, ora Castello Nelson, con i mobili, i cimeli, i quadri, ed ogni altra cosa mobile ivi presenti e il terreno del parco antistante, per un miliardo e settecentocinquanta milioni di lire.
Da tale anno, il Comune di Bronte, con diversi interventi di restauro delle strutture del Castello, lo ha trasformato in museo e di recente, con la realizzazione del museo multimediale lo presenta quale parte rappresentativa della storia e degli avvenimenti storici di questo territorio ed, in particolare di Bronte.

(Michele Giorgio Luca)